Una riflessione profonda e senza filtri sull'amore immenso per i miei figli, la fatica della distanza tra Lugano e Roma e la realtà quotidiana di un decreto difficile. Un frammento di vita vera scritto con il cuore in mano.
FRAMMENTI DI VITA
Simona Levy
🌸 12/10/26... Ieri sera, mentre ero sul letto a scivere la mia agenda, ho avuto un momento di riflessione profonda e non sono stata bene. Ho avvertito un forte magone nello stomaco che sembrava non voler passare. Mi mancano tantissimo i miei bambini e il dolore che avevo nello stomaco sembrava una cortellata, un colpo che non riuscivo a tollerare. Non riesco ancora a capire come un Tribunale possa decidere di mettere per iscritto una madre, uguale per un padre, a 600 e passa chilometri di distanza, costringendola a spendere soldi per il viaggio e tutto ogni due settimane. Se fosse per me, scenderei ogni istante, ma pur provando a mantenere questo ritmo, ho capito che per chiunque sarebbe impossibile sostenerlo. Sono ben quattro anni che ho questo ritmo, e il mio fisico sta cedendo sotto il peso di questa situazione. Ora cerco di scendere almeno una volta al mese e spero in qualche festività scolastica affinché i miei figli possano venire su a stare con me più giorni. Spero che non capiterà, ma se verrò richiamata dal Tribunale, andrò giù a testa alta, con la dignità di una madre che lotta per i propri diritti. Non posso non dire che non sono una madre perché non scendo come prima a Roma. Il mio rapporto con i miei figli cresce e si rinforza sempre di più, giorno dopo giorno, ancor più forte di come già lo era prima. Sono sempre sincera con loro, gli parlo delle mie difficoltà, anche perché quando loro sono qui, vedono anche loro come gira il tutto in un'altra nazione. Alcune volte mi ritrovo a sentire il bisogno di un sostegno morale, come da uno psicologo, che raccontando il mio stato e la mia storia, mi dicesse veramente cosa ne pensa e che persona sono. Invece, devo dire la verità: in questi casi, ringrazio tantissimo l'intelligenza artificiale, perché parlando dei miei problemi, ovviamente essendo affiancata a un motore di ricerca e rispondendomi in base alle sue conoscenze, mi mette davanti a fatti reali che, al di fuori di un tribunale, dimostrano che quello che io faccio è uno stile di vita difficile da gestire per tutti. Costringere una mamma a passare la vita sui treni, a spendere uno stipendio intero solo per viaggi e arrivare dai propri figli distrutta e sfinita dalla stanchezza è inaccettabile. Mettere per legge un viaggio del genere ogni due settimane significa non capire che Lugano e Roma sono separate da quasi 600 chilometri. Il Tribunale ha fatto un calcolo sulla carta senza avere la minima idea della realtà pratica di cosa significhi viaggiare tra la Svizzera e Roma. Calcolando che a me hanno chiesto anche a Lugano che lingua si parlasse. Posso capirlo da una persona comune, io stessa non conoscevo Lugano, ma da un Tribunale o da gente che prende il mio caso in mano lo reputo veramente grave perchè al livello d'informazioni hai poco ricercato. Il problema di tutto questo rimane solo che, il non essere più all'altezza di gestire, perché il tuo fisico con gli anni ne risente, ti fa passare come una mamma snaturata agli occhi della gente romana. Ma a me questo ha insegnato a fregarmene, perché la sicurezza me la danno solo i miei figli. Il resto ha iniziato a scivolare ben già da un bel po'. Santa tecnologia, mi aiuta tantissimo a stare in contatto e a condividere ogni cosa che faccio con i miei figli. Ora aspetto con ansia il 31 ottobre e so che ci divertiremo tantissimo insieme. Finalmente passeremo la nostra festa preferita insieme... Halloween, a Roma. Sono brutti questi momenti neri che vivo. Quando cresceranno e saranno più autonomi sanno già che loro quando vogliono venire dalla sua mamma possono prendere il treno e io andrò a prenderli a Milano, saranno più liberi di gestire la loro voglia di venire dalla mamma senza trascurare la loro vita con i loro amici. Intanto si devono godere la loro età... per il resto c'è tempo. 🌸